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FINESTRE DELL' ANIMA 1
LE FINESTRE DELL' ANIMA
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FINESTRE SULL'ANIMA - Windows To The Soul - Author: Byproduct of Evil - PG-13- General - Severus saves Harry! No slash, only friendship. A dark story. - tradotto da Cuccussétte - generico, drammatico - Vietato ai minori di 14 anni per le scene violente. Qua trovate l'Originale. http://www.fanfiction.net/s/1569479/1/
CAPITOLO PRIMO - ISTINTI
Me ne camminavo per Privet Drive (N.d.A.: non chiedetemi perché camminasse, è solo che ci sta bene ), la strada in cui viveva quel dannato Harry Potter, il mantello che mi svolazzava alle spalle come al solito.
Non potevo credere che Albus mi facesse andare là. Ci odiavamo l'un l'altro, e mi obbligava a controllarlo. Pensai che credeva che meritasse vedere la faccia di Potter appena avesse scoperto che il suo più odiato Professore (con ogni possibile eccezione della Trelawney. Posso capire perché la odiasse), Severus Snape, mostrasse di far domande sul suo benessere.
Non avevo mai compreso a pieno perché volesse gente a controllare Potter. Probabilmente era trattato come un re dai parenti Babbani. Non ne avrei dubitato per un attimo, ma Albus aveva quel dannato brillio che diceva, 'io -so-qualcosa- che-tu -non- sai'; quando me lo chiese, sebbene la sua faccia fosse triste. Sì, lui sapeva qualcosa che io non conoscevo, e adesso avrei sperato di non aver scoperto, e ancora più dopo.
Mi fermai davanti ad una casa. Potter viveva al numero quattro, se la memoria lavorava al verso giusto. Un attimo prima di salire e bussare alla porta, mi guardai attorno. Era orribile! Simpatici quadrati d'erba tagliati alla perfezione. Soffocai un'alzata di spalle. Nessun stregone avrebbe potuto essere così netto. E' un fatto comprovato. Era ovvio che Potter era l'unico della nostra gente a vivere lì.
Avanzai alla porta principale e feci suonare il mio pugno sopra di essa. Non ci fu risposta. Mi incupii. Bussai di nuovo. Ancora nessuna risposta.
Questa volta attesi alcuni minuti, poi bussai ancora. Fu come prima. Nessuna risposta.
Feci mente locale. Albus mi aveva detto che, se non ricevevo risposta, dovevo entrare senza pensare. Non sembrava che i parenti di Potter gli piacessero granché. Mi chiedevo perché. A quel punto ero senza indizi.
Svelto mi portai nell'atrio. Era vuoto. Sembrava come se non fosse abitato da diversi giorni.
A cose normali me ne sarei già andato, ma per qualche starna ragione mi sentii obbligato a restare, come se i miei istinti non mi permettessero di andare; fino a quando non vidi qualcosa in quella casa che avrebbe cambiato per sempre la mia vita.
Il più delle volte ignoro i miei istinti - intendo il più delle volte. Qualche volta qualcosa mi dice di seguirli, sebbene non sempre. E quando lo fa è giusto agire così.
Entrai in quello che sembrava essere un salotto, sebbene fosse difficile da dire, senza mobili. Era proprio come l'atrio - vuoto e così probabilmente da giorni. Poi mi mossi verso la cucina. Era come nelle altre stanze.
Dopo alcuni minuti avevo controllato tutte le stanze al piano terreno, ma lo stomaco mi stava dicendo che c'era qualcosa che dovevo scoprire di lì. Salii le scale e sopra era lo stesso del resto della casa che avevo fino ad allora visto. Oggi desidererei che i miei istinti mi avessero giocato un tiro - possono diventare assai fastidiosi dopo un po'.
Entrai in una stanza. Era il bagno - non ancora usato, e c'erano tre camere da letto che controllai poi. Alla fine giunsi all'ultima camera. Aveva un sacco di lucchetti e chiavistelli, e se non avessi controllato ogni altra stanza della casa, avrei ancora dovuto sapere che quello che cercavo era lì dentro.
Svelto estrassi la bacchetta e la puntai ai lucchetti.
"Alohamora," sussurrai, e ci furono parecchi scatti, che mostravano che i lucchetti erano aperti. Infine tolsi i chiavistelli alla porta, la aprii e venni spinto con forza indietro dal puzzo.
Era un fetore tremendo, e mi fece lacrimare gli occhi. Era così atroce, anche peggiore di ogni fetore che avessi incontrato durante il tempo passato con Voldemort, quando scendeva nelle celle per torturare qualche povera vittima indifesa, che era lì da mesi senza lasciare la cella.
Guardai nella stanza ed era buio pesto. I miei istinti ( roba maledetta, avrei desiderato che mi lasciassero stare) stavano andando in super lavoro.
Avanzai nella stanza ed accesi la bacchetta con un rapido 'Lumos'. Mi voltai e vidi perché la stanza era così buia. La finestra era stata murata. Poi mi guardai attorno nella stanza. Era del tutto spoglia, nulla sulle pareti. Erano di un disgustoso colore, una specie del colore delle celle di Voldemort.Tutto questo, sebbene mi turbasse, non era il peggio. Ne doveva venire dell'altro, e come mi voltai verso il letto, vidi la persona che ero stato mandato a controllare in origine.
H-Potter giaceva sul letto. Le braccia erano ammanettate alla testiera, erano tagliate e rosso acceso. La camicia era strappata e le costole erano facilmente visibili. La schiena era rivolta verso di me e potei vedere cicatrici, tagli e lividi sparsi.
Voltò la testa verso di me e vidi il fuoco riflesso nei suoi occhi. Era strano. Non c'era luce nella stanza, eccetto la luce che la mia bacchetta stava emettendo, e che certo non assomigliava al fuoco.
Rimasi perplesso di ciò per qualche attimo, e poi ricordai d'aver letto da qualche parte che gli occhi erano le finestre dell'anima, e se guardavi in essi per un certo tempo, potevi vedere la verità di una persona. Così Ha - Potter stava ancora lottando, e non si era arreso. Tipico Grifondoro, anche se ora che ci penso, i Serpeverde in quello sono uguali. Se non lo fossero, l'antica rivalità tra le Case sarebbe finita anni fa, e non sarebbe proseguita.
"Professore?" chiese Potter. La voce era incrinata, come se non avesse bevuto niente nell'ultimo paio di giorni, che, ragionai tra me, probabilmente era così.
"Sdraiati, Potter," dissi, incupendomi. Mi chiesi come qualcuno potesse fare una simile cosa alla carne della sua carne, al suo sangue. Ricordai la mia infanzia. Ero stato picchiato da mio padre, e forzato a guardare mia madre passare sotto lo stesso trattamento. "Ti tirerò fuori da qui."
Non lo avrei abbandonato. Non potevo. Anche se lo avessi voluto. Ci ero passato, anche se non con quella intensità.
Sciolsi le catene attorno alle sue braccia e lo sollevai. Nel farlo fui allarmato dal suo peso, o piuttosto dalla mancanza. Non avrebbe davvero dovuto essere così leggero.
Ha - Potter rimase sveglio un poco ancora, mentre lo portavo via dalla casa, ma svenne poco dopo.
Girai verso casa di Arabella Figgs e bussai alla porta. La risposta fu rapida, e la sua vecchia faccia apparve alla porta.
"Severus, cosa -" si interruppe la domandarmi cosa mi avesse portato qui appena vide Ha - Potter tra le mie braccia. Vieni, svelto," disse dopo un paio di istanti in cui si riprendeva.
Entrai nella casa, sempre portando il preoccupantemente (N.d.A. Non vi piacciono parole del genere?) leggero ragazzo.
"Devo arrivare veloce a Hogwarts," dissi di fretta. "Albus mi ha mandato a controllare H - Potter, ho trovato quella casa vuota, sembrava come se fosse stata così da giorni. Poi lo ho trovato, incatenato al letto e chiuso in camera."
"Sì, andiamo svelti," disse lei, rendendosi conto dell'urgenza della situazione. "Sapevo che il Numero Quattro era stato silenzioso negli ultimi giorni, eppure mai…" La voce le si spezzò, vergognandosi di sé stessa. Sapevo esattamente come si sentisse. Tutti questi anni avevo pensato a Potter come a un ragazzino viziato, con la fama che gli era andata alla testa, ma mi ero sbagliato, eccome.
Entrai in salotto e posai il ragazzo per un attimo mentre estraevo la bacchetta.
"Incendio," sussurrai, puntandola al caminetto. Le fiamme si levarono all'istante, e presi un po' della polvere Floo che Arabella aveva da parte. Poi raccolsi Harry e camminai nel caminetto. Gettai la polvere e dissi, "Infermeria di Hogwarts."
Sentii la sensazione familiare di viaggiare con la floo, una sensazione che avevo sempre odiato sebbene non sapessi il perché.
Balzai fuori del caminetto nell'infermeria di Hogwarts e vidi Poppy che stava lì con Albus. Le loro espressioni erano serie, e sebbene fossi scioccato di vederli lì, per una qualche ragione non mi sorprese. Era come se lo sapessi che sarebbero stati là.

CAPITOLO DUE : ANALOGIE
Ero di sotto nella mia aula di Pozioni e attendevo notizie sulle condizioni di Har - Potter. Avevo lasciato l'infermeria, incapace di sopportare la tensione che c'era. Per qualche ragione avvertivo un inspiegabile senso di colpa. Era pazzesco, lo so, perché dovevo sentirmi in colpa? Era quello che voleva che Ha - Potter venisse espulso, eppure la sentivo.
Suppongo che una delle motivazioni del mio sentirmi in colpa fosse a causa di come lo avevo trattato a lezione. Avevo sempre pensato che Harr - Potter fosse stato trattato come un eroe, un re, dai suoi parenti, quando in realtà, la sua infanzia era assai peggiore della mia.Mio padre era violento. Fu il solo responsabile della morte di mia mamma. C'ero, quando successe.
Stavo seduto nell'angolo, le lacrime scorrevano sulla mia faccia. Avevo quindici anni, e sapevo che avrei dovuto essere capace di difendermi da lui, ma non potevo.
Mio padre aveva appena finito di picchiare me, e lo vidi rivolgersi a mia mamma. "Donna! Dammi da bere!" le ordinò.
Mia mamma, per la prima volta in anni, si rifiutò. "No! Non voglio! Ti ho dato abbastanza possibilità, Charles, ma questa era l'ultima goccia!" disse stridula.
Sapevo che stava parlando di quello che mio padre aveva appena fatto. Mi aveva picchiato così duramente da spezzami un braccio e diverse costole, per aver preso 'distinto' in una materia.
Guardai mia madre. Di certo non aveva idea di cosa stesse facendo. Lo stava sfidando in modo aperto, e lui le avrebbe fatto male per questo motivo, e non potevo fare niente.
"Cosa, donna?! " chiese. "Osi sfidarmi?"
"Mi rifiuto di starmene a guardare te che fai questo a tuo figlio!" gli gridò mia madre.
A quel punto chiusi gli occhi, non volendo guardare cosa stesse accadendo. Avrei voluto poter chiudere le orecchie al suono di mio padre che colpiva mia madre, e il suo ultimo urlo.
Riaprii gli occhi pieni di lacrime e vidi mia madre giacere morta in una pozza di sangue, e mio padre la sovrastava con un coltello da cucina insanguinato.
Fui strappato al ricordo da Albus. Vidi lo sguardo sul suo viso, e all'istante seppi cosa c'era - Harry.
"Cosa c'è?" chiesi nervoso, non ero del tutto certo di voler sentire la risposta.
"Harry starà bene. Dovrebbe svegliarsi tra qualche minuto," disse calmo Albus mentre io lo sorpassavo di corsa e mi dirigevo in Infermeria.
Quando arrivai, e Albus solo un paio di passi dietro a me, mi avvicinai al letto di Harry. I suoi occhi si mossero, e poi li spalancò, fissando Albus e me.
"Lo so che passo un sacco di tempo in Infermeria, ma non è un po' prematuro, anche per me?" chiese scherzoso, nonostante respirasse con fatica.
Sorrisi, lieto che stesse abbastanza bene da scherzare, debole come poteva essere.
"Ancora il solito Grifondoro, Potter?" chiesi prima di uscire all'Infermeria, lieto che stesse meglio, il mantello che mi svolazzava dietro.
Più tardi i miei pensieri scivolarono di nuovo verso Potter. Tutto questo tempo avevo pensato cose su di lui, ed adesso, avevo scoperto che non erano vere. Adesso che ci pensavo, c'erano somiglianze tra di noi. Entrambi i nostri genitori erano morti, ed era una. Entrambi noi avevamo parenti violenti. Entrambe le nostre madri erano morte nel tentativo di proteggerci. Entrambi - bene, avevamo parecchie cose in comune, ma ancora non entro in argomento.
Ora che ci pensavo, Harry non era molto simile a James Potter come chiunque pensava, anche io.
Gli occhi erano proprio quelli di Lily, erano verde smeraldo come i suoi, e i capelli erano diversi da quelli di James. Aveva una leggera sfumatura ruggine, quando stava sotto la luce, mentre il padre era nero inchiostro, senza sfumature. Erano anche più lisci di quelli di James, più come quelli di Lily, eppure assai arruffati.
I lineamenti del viso erano assai simili a quelli del padre, eppure erano diversi. Erano più definiti, più aguzzi. La pelle era più pallida di quella di James, anche se poteva essere dovuto alla quantità di tempo passata al sole di recente. Ora che ci stavo pensando, pareva che fosse cambiato assai nel breve tempo dalla fine della scuola, dalla morte di Black. Non assomigliava più al figlio di James Potter, era più il figlio di Lily Evans. Era sconvolgente vedere quanto fosse cambiato.

CAPITOLO TERZO : LA VERITA' VIENE FUORI
L'indomani Albus scese nel mio ufficio, dove stavo seduto a lavorare. Alzai lo sguardo quando entrò nella stanza, e posai il pennino.
"Sì, Albus?" chiesi paziente, considerando che il mio lavoro era stato appena interrotto, e avrei perso il filo dei pensieri.
"Severus, ho bisogno che tu salga più tardi nel mio ufficio. Harry si è ripreso da quando lo hai trovato, ma dobbiamo scoprire cosa è accaduto," disse grave.
Mi incupii. C'era qualcosa che non mi stava dicendo riguardo Ha - Potter.
"Perché c'è bisogno che sia lì?" chiesi calmo, come un ragazzino disobbediente.
"Perché, Severus, ho bisogno che tu sia lì per dargli il veritaserum, se occorre," disse in un tono di voce che non ammetteva repliche.
Il mio cipiglio si incupì. Non avevo mai compreso la logica di quell'uomo, ma di solito era per il meglio. Mi alzai, andai verso un armadietto nell'angolo. Aprii e estrassi una fiala di liquido chiaro, la più potente delle pozioni per la verità, il veritaserum.
Vidi che Albus se ne era già andato. Scossi la testa. Non ne avevo davvero bisogno in quel momento. Avevo abbastanza cose per la mente. Sospirando, me ne andai al suo ufficio.
"Bertie Botts Every Flavour Beans, al gusto cerume e lime," dissi appena raggiunsi il gargoyle che faceva la guardia all'entrata dell'ufficio del Preside. Non avevo mai compreso il fascino che per l'uomo avevano i nomi di dolci come parole d'ordine. Appena fui per salire le scale, vidi H- Potter seguirmi per il corridoio. Pareva a disagio quanto lo ero io, e sembrava un po' esile, anche se non emaciato come il giorno prima. Lo aspettai, sapendo che non conosceva la parola d'ordine, e sarebbe stata quasi impossibile da indovinare.
Quando entrai e salii le scale, avanzai. Non volevo arrivare nel suo stesso momento, ma un paio di attimi dopo andava bene.
Aprii la porta spingendola e trovai Ha - Potter seduto davanti alla scrivania di Albus. Albus sedeve dietro la scrivania e c'era una sedia libera.
"Ah, Severus, vieni e siediti," disse Albus.
Feci quanto mi venne chiesto, desiderando di essere in qualsiasi posto tranne quella stanza. Sopravvivere all'incubo delle violenze dei parenti era abbastanza; non volevo venisse ricordato.
"Adesso, Harry," disse Albus una volta che ebbi preso posto. "Dobbiamo scoprire cosa è accaduto ai tuoi parenti. Ce lo puoi dire?"
Vidi gli occhi di Ha- Potter sgranarsi, e le pupille si dilatarono per la paura al ricordo.
"Non voglio parlarne, Professore," disse rapido.
"Adesso Harry, dobbiamo scoprirlo," ripeté il Preside, stavolta con maggiore decisione. "Hai due possibilità: dircelo spontaneamente, o ti dovremo dare il veritaserum. Non desidero dover fare la seconda delle possibilità, ma è della massima importanza per noi sapere cosa è successo, con esattezza."
Vidi Potter annuire, arrendendosi. Ovvio si rendeva conto che Albus era serio, e che in un modo o nell'altro doveva recuperare il ricordo."
"Quando tornai dai Dursley, all'inizio dell'estate, mio z-zio mi tramortì. Non sono certo del perché, ma quando rinvenni, ero i-incatenato al letto," disse.
Era strano. Non lo avevo mai sentito balbettare prima di allora. Gli unici Grifondoro che talvolta balbettavano erano Neville Longbottom e Peter Pettigrew. H-Potter non balbettava affatto. Non pensavo che sapesse come si fa a balbettare.
"Dopo qualche ora mio zio venne a ve-vedermi, o piuttosto a colpirmi. I-iniziò ad urlare che era tutta co-colpa mia, che ero un mostriciattolo, e che me-meritavo ogni cosa mi capitava. Mi lasciò dopo una me-mezza ora di quel tipo, ma non prima di avermi detto che aveva distrutto tutte le mie cose di scuola e ucciso la mia civetta."
"Nelle successive se-settimane, è andata avanti così. N-non so perché si comportava così. Di so-solito fa del suo meglio per far finta che non esista, in estate. In ogni caso, du-durante questo pe-periodo mia zia non sapeva cosa sta-stava succedendo. Do-dopo che lo ha scoperto, ha af-affrontato mio zio. Lu-lui la ha uc-uc-uccisa," a quel punto Potter scoppiò in silenziose lacrime. Non potevo crederci. Le faccie mie e di Albus erano scioccate. Qualsiasi cosa ci fossimo aspettati, di certo non era questa.
"Harr," disse dolce il Preside. "Harry, lo so che è dura per te, ma dobbiamo sapere tutto Ti aiuterò a venirne fuori."
Harr- Potter annuì prima di procedere. Prese un grande respiro e riprese a parlare. "Dopo que-quello che era successo, mio z-zio diventò peggio e peggio nel mo-modo di comportarsi. Iniziò a co-colpire più forte, e p-più spesso. Inoltre do-dopo quello che era accaduto a mia zia, mio cu-cugino lo sco-scoprì.no-non cercò di fe-fermare mio zio come mi-mia zia. No- non lo accuso per questo. Si era me- messo ad aiutarmi qua-quanto più poteva. A-avevamo le nostre di-differenze, ma no-non riusciva a non aiu-aiutarmi. Mo portò del cibo, e le-lento recuperai un po' di fo-forza. Poi m-mio zio lo sco-scoprì."
"Qua-quando lo scoprì, u-u-u-uccise mio cugino. Di-disse che era stato corrotto da me, dal 'mostriciattolo'. Fu u-una delle ultime cose che mi di-disse. Il giorno do-dopo venne, m-mi co-colpì più duramente delle altre vo-volte, e p-più a lu-lungo. Disse che era un regalo di addio. Mi di-disse pure che mi avrebbe abbandonato a ma-marcire in quella stanza. E do-dopo svenni. Non ho visto più mio zio dopo quella volta."
Vidi lo sguardo negli occhi di Potter. Quando aveva parlato della morte del cugino, aveva minacciato di piangere ancora, e non che potessi rimproverarlo. Anche se non andavano d'accordo, o non si piacevano, non c'era mezzo che lo trattenesse.
Adesso che aveva appena finito, scoppiò del tutto in singhiozzi. Doveva essere stata assai dura per lui raccontare quello che era successo, e così a breve distanza, ma fui d'accordo con Albus. Era meglio buttar fuori che tenere dentro. E così, dopo tutto, la verità era venuta fuori.

finestre dell'anima 2
CAPITOLO QUARTO : ACCOMPAGNALO
Har- Potter lasciò la stanza, e Albus ed io rimanemmo in profondi pensieri, cercando di immaginare perché Har-Potter ci avesse detto tutto quello che aveva detto.
"Non credo che ci abbia detto proprio ogni cosa," dissi, spezzando il silenzio che avvolgeva la stanza, creandovi una strana tensione.
Non avevo mai visto Albus sembrare così vecchio quando mi guardò, potevo stabilire che era sotto un grande stress per quello che lo riguardava.
"Son d'accordo con te, Severus," disse stanco. "Ma almeno ci ha detto qualcosa. Ora ha bisogno di un posti dove passare il resto dell'estate."
Lo guardai un attimo, sapendo dove voleva finire.
"Lo porterò a Snape Manor," dissi lento, anticipando la discussione che sarebbe di certo seguita.
"Perché, Severus," disse placido Dumbledore. "Non me lo sarei aspettato mai che tu facessi l'offerta."
"Bene," risposi alzando le spalle. "Lo so che mi avresti chiesto di prenderlo con me, e non voglio proprio perdere ore discutendoci su."
Era vero. Sapevo semplicemente che avrei perso quella sfida con Albus. Perdevo sempre nelle discussioni con Albus, non importa su cosa fossero. Sembrava saper sempre come vincere. Strano,come potesse accadere.
"Molto bene," disse con gravità, e sembrava più vecchio di quanto non avessi creduto possibile, specialmente per lui.
Mi alzai e andai, scesi nelle mie stanze prima di prendere Ha- Potter per dirgli dove sarebbe stato per il resto dell'estate.
Per tutta la strada pensai. Era successo così tanto negli ultimi due giorni, così tante illusioni erano state spezzate, così tante cose che avevo fatto, così tante cose che si erano scoperte. Non so quanto ancora potevo incassare. Il poco che sapevo era che presto avrei dovuto affrontare sorprese ancora più inaspettate di quante potessi immaginare, più scioccanti di qualsiasi cosa avessi potuto pensare.
CAPITOLO QUINTO: IL SUO PASSATO
Non riesco a crederci, anche se richiamo alla mente la storia, dopo tutto questo tempo. Pare impossibile da credere, o almeno, pare così una grossa parte.
Mentre scendevo nel mio ufficio non molto dopo aver detto a Harr - Potter che sarebbe stato con me per il resto dell'estate ( cosa che prese bene, con mia sorpresa ) di nuovo fui preso dai pensieri come in quell'estate stava capitandomi sempre più spesso. Ancora, il ragazzo infestava i miei pensieri. Harry Potter. Perché non riuscivo a smetter di pensare a lui? Lo avrei scoperto più avanti, ma per ora, continuerò a raccontarvi la mia storia.
C'era un qualcosa di lui che appariva differente, sebbene potesse essere soltanto il fatto che non lo avevo mai conosciuto bene, e solo avevo assunto che in qualsiasi modo si fosse sviluppato, sarebbe stato come il padre. Non c'è bisogno che vi dica che sapevo di avere sbagliato. Lo avete già visto. No, ero sicuro che in lui ci fosse qualcosa di differente. Lo sapevo e basta. Prima dell'inizio dell'estate era una persona completamente felice. O piuttosto, felice quanto può esserlo una persona che ha visto il suo padrino, la persona più vicina al padre che avesse, assassinato davanti ai suoi stessi occhi, e poi gli è stato detto che l'intero destino del mondo dei maghi, e magari anche quello dei Babbani, posava sulle sue spalle, e sulla sua abilità di distruggere uno stregone che era più forte di tutti gli altri.
Sapevo che avrei probabilmente dovuto scoprirlo, e allora, volevo scoprirlo. A cose normali, sono relativamente paziente su certe cose, ma per qualche ragione il mio istinto ( sia maledetto ) mi aveva lasciato solo. Siccome era la seconda volta in quella settimana, pensai che poteva ben cambiare il modo in cui le cose si sarebbero sviluppate nel futuro, se non lo ascoltavo. E c'era il fatto che quella volta volevo ascoltarlo, come io, me stesso, volevo sapere. Sapevo che se non provavo a tirare fuori da Harry l'intera cosa, non sarei stato capace di riposare, mi avrebbe roso dall'interno, senza dubbio. Sì, ho una mia sensibilità, sebbene questo possa sorprendere il grosso dei miei studenti. Avevo soltanto imparato a trattenerla dal sopraffarmi, fin da quando ero bambino.
Dopo qualche minuto di riflessione, scesi nelle mie stanze e m'assicurai che tutto il lavoro per l'estate fosse rimpicciolito e impacchettato. Di solito restavo a Hogwats per l'estate. Non avevo moglie o famiglia, e non volevo mai andare a Snape Manor, uno dei pochi posti che odiassi per davvero. Per me, là c'erano troppi ricordi dolorosi.
Presto riuscii a smistare i miei oggetti, trovare Potter, raggiungere la Snape Manor. Tornarci per la prima volta da anni fu dura per me, e nonostante ciò mantenni la mia compostezza.
Guardai giù a Har- Potter, sorpreso da quanto fosse silenzioso. C'era un qualcosa di indistinto nel suo sguardo, come se stesse ricordando qualcosa, ed ebbi il sospetto che fosse qualcosa di tremendo. Avevamo viaggiato con una Passaporta, così pensai che poteva essere la notte della terza prova.
"Potter," gli dissi calmo, facendolo saltare. Potevo capirlo, era la prima volta che gli parlavo in tono così dolce.
Mi guardò per un secondo, gli occhi sbarrati per la paura, e vidi che era fuori di sé. Non avevo idea di cosa fare. Lo fissai negli occhi per un attimo, e vidi che la scintilla di ribellione era sempre lì, ma era assai intorpidita, come se qualcosa la stesse bloccando.
All'improvviso, mi resi conto che c'era una sola via per uscirne. Forse ce ne sarebbero state altre, ma nel tempo che avrei impiagato per attuarle, poteva essere troppo tardi. Deglutendo, mormorai un incantesimo che mi avrebbe permesso di entrare nella sua mente e tirarlo fuori.
La magia è diversa da Legitimency. Quello permette solo di vedere nei ricordi della persona nella cui mente sei entrato, e vedere se la persona stesse mentendo o no. L'incantesimo che usai non è molto conosciuto, poiché le persone che lo conoscono si specializzano nel ridestare la gente in coma o in altri stati di incoscienza, proprio come quello che Harry stava attraversando.
Sentii la familiare sensazione di entrare nella mente di un altro, uno che non avrei mai desiderato di dover sentire, e vidi i ricordi che Potter stava rivedendo di continuo.
"Uccidi i superstiti."
"Prendi Harry e scappa!"
"Fatti da parte sciocca ragazzina!"
"Noooooo Sirius!"
"Non tornerai mai più a quella scuola per pervertiti!"
"Lascia scappare Harry!"
"Starò nella ma camera, non farò rumore e fingerò di non essere lì."
La visione iniziò a scorrere più veloce, e ancora e ancora ne giungeva, sempre ripetendosi, fino a quando non scovai un ricordo che poteva salvare il mondo degli stregoni.
Un uomo grasso, probabilmente lo zio, afferrò Harry e lo gettò in una stanza, la stessa stanza in cui avevo trovato Potter. Sembrava essere l'inizio dell'estate, in quanto la luminosità era splendente attraverso la finestra dell'ingresso.
Gli occhi dell'uomo si sgranarono quando guardò il ragazzo. Potevo stabilire che l'uomo aveva bevuto. Crescendo avevo imparato come riconoscere i segni che il grosso della gente non nota, senza odorare il respiro della persona che si è fatta la bevuta.
"E' colpa tua, se la mia ditta ha fallito!" lo accusò Vernon.
"Non lo è!" arrivò la risposta di Potter.
"Lo so che lo hai fatto!" ringhiò lo zio di Har - Potter. "Lo hai fatto così come hai lanciato quell'incantesimo su Dudley, lo scorso anno! Ammettilo!"
"Non - lo - ho - fatto," rispose Pott - Harry, enfatizzando ogni parola.
"So cosa viene dopo," disse una voce spettrale dietro a me. "Sapevo cosa stava per farmi zio Vernon."
Mi voltai attorno nella mente di Harry e fronteggiai il padrone della voce. Era Po- Harry, solo che sembrava che stesse in un sogno.
Sentendo il bussare del ricordo, mi voltai, e subito me ne pentii.
Vernon sovrastava la sagoma insanguinata e livida di Harry, calciando e di tanto in tanto il ragazzo, che era affidato con tanta fiducia alla protezione di quella sua famiglia, ogni estate. Dopo qualche altro momento Vernon lo prese e lo incatenò al letto, accertandosi che non potesse scappare. "Questo ti insegnerà a non usare i tuoi diabolici poteri su di me e sulla mia famiglia," disse Vernon minaccioso, un lampo di follia nei suoi occhi.
"Non lo ha fatto ogni estate," venne la stessa voce sognante di Harry. "Solo il più delle volte."
Gli occhi sempre guardavano altrove, con un'espressione sulla sua faccia come se davvero non accettasse quello che stava vedendo. Mi voltai di nuovo per guardare la scena, ancora inorridito da quello che stavo vedendo, e guardai ancora un po', prima di ricordarmi della vera motivazione per cui ero lì. Mi voltai per afferrare Harry, per riportarlo nel mondo reale. Non c'era.
Sospirando, presi a scorrere attraverso ogni ricordo, uno dopo l'altro, cercando il ragazzo. Presto mi fermai nella ricerca, quando lo individuai in un altro ricordo; sembrava lo stesso di quando mi aveva trovato a guardare i ricordi dell'estate, solo che questa volta aveva parte attiva nella vicenda.
Corse senza fiato verso alcuni cestini dei rifiuti, di tanto in tanto si guardava alle spalle per vedere se un gruppo di persone, uno lo riconobbi era suo cugino, ancora lo stessero inseguendo. Lo facevano.
Aumentò il passo verso i cassonetti e saltò, scomparendo a metà del salto con uno schiocco. Riapparve in cima a un alto edificio scolastico, e sembrava atterrito.
"Perché ti sei messo in quella situazione?" mi chiesi a voce alta
Harry si voltò per avermi davanti, e vidi che aveva un occhio nero e un labbro rotto.
"Perché me lo meritavo," mi sibilò.
La scena scomparve, e ne apparve un'altra. Questa volta non avevo cambiato ricordo per mia volontà.
Era buio, davvero buio. Era in una stanza stretta, niente più che un sottoscala, credo, e stava piangendo. Non appariva più vecchio di cinque o sei anni.
"Cosa è successo qui?" ansimai.
Il ragazzo davanti a me alzò lo sguardo e mi fissò con gli stessi occhi distaccati che gli avevo visto nei precedenti due ricordi.
"Quella fu la volta in cui eseguii magia spontanea. Trasformai comune acqua in succo d'uva. Zia Petunia divenne matta. Io non capii perché," fu la risposta per me.
Quel ricordo sbiadì di nuovo , senza che facessi nulla, e visitai diversi ricordi. Dopo un altro poco, ricordai di nuovo perché ero lì. Il ricordo seguente era il primo che avessi visitato. Attraversai di nuovo le solite cose, e Harry mi apparve a fianco. Gli afferrai il braccio, lo trascinai via con me. Presto fummo di nuovo fuori dalla Snape Manor, io fissavo scioccato la persona davanti a me, adesso conoscevo qualcosa di quello che aveva passato.
"Professore…" gemette Harry, prima di crollare esanime.

CAPITOLO SESTO : RICORDI DOLOROSI
Quella notte, dopo che avevo visto alcuni dei… ricordi emergenti di Harry, sedetti in una sedia nella saletta del primo piano e mi inabissai nei miei ricordi, per la prima volta in anni.
Sapevo che sarebbe stata dura per me; siccome avevo visto assai di peggio quel giorno, non me ne importò. Sapevo anche che era il momento di affrontare la guarigione, facendoli riaffiorare e alleviandoli, qualcosa che avevo messo da parte nel corso degli anni. Attendere così tanto, bloccando i ricordi del passato, non era un bene per nessuno. E' come imbottigliare i tuoi sentimenti, fino a quando non si sono tutti mescolati, e farli diventare dieci volte più forti di quanto non sarebbero stati se li avessi lasciati liberi. Ecco proprio come era per i ricordi che stavo sperimentando in me.
Il dolore, l'orrore, ogni cosa dall'infanzia e degli anni della adolescenza vissuti con la mia 'famiglia' tornarono, molto peggio di quanto non avessero fatto prima. A quel punto volevo fermarmi, ma non potevo. Continuai a ricordarli, sapendo che poteva essere molto peggio.
Dopo un'ora circa, sentii un grido e saltai su, gli occhi sbarrati per la paura. Conoscevo… quell'urlo. Non poteva essere… proprio non poteva.
Il cuore mi batteva con tonfi pesanti, il respiro emetteva suono, quando corsi via dalla stanza, col mantello che sventolava alle mie spalle.
Mi dicevo in continuazione che non era chi pensavo, che non c'era modo che fosse possibile, non c'era maniera, non ne avrebbe avuto modo. Ma nonostante mi dicessi questo,ancora dovevo essere sicuro.
Aprìì la porta della biblioteca, e odorava di libri vecchi. Mi era sempre piaciuto lì. Era più difficile per lui trovarmi lì, tra gli scaffali, dove c'erano così tanti posti dove nascondermi. Ci avevo passato un'estate, lì.
"Ragazzo sciocco!"
I miei occhi si sgranarono. Davanti a me c'era una scena che si dipanava, e la riconobbi.
"Tu inutile pivello strisciante!"
Sentii il rumore della carne che colpiva altra carne, di pugni che entravano in contatto on il corpo di un'altra persona, il rumore di un bambino che piangeva per il dolore, il rumore del mio passato, sebbene non ci fosse nulla da vedere, e all'improvviso compresi.
I Babbani avrebbero detto che la casa era infestata, gli stregoni non sarebbero stati d'accordo. Uno solo dei due gruppi avrebbe avuto ragione. Il gruppo sarebbe stato quello dei Babbani, anche se con qualche eccezione.
La casa era infestata, sì, ma non con quei fantasmi che i Babbani associano all'idea di infestazione. Il posto era infestato da cose che nessun uomo avrebbe voluto conoscere, anche se io lo avevo fatto.
Per i più, la dimora non era infestata, ma per quelli che sapevano abbastanza bene, lo era. Lo sapevo bene, e conoscevo la cosa che la infestava. Era popolata da fantasmi, ma di tipo differente dal solito. Erano spettri dal passato, sebbene non avessero mai vissuto. I fantasmi normali avevano tutti vissuto fino ad un certo punto, ma quelli, erano ricordi del passato e costantemente mi perseguitavano in quel posto.
C'era un'altra cosa che infestava. Erano cose venute da dentro di me, proprio dal cuore, dalla mia anima. Erano parte di me, parte della mia vera essenza, e sempre cercavano di farmi a pezzi dall'interno, cercando di uscire.
Ciascuno ha simili cose, ciascuno ha i suoi propri demoni interiori, sebbene di rado li perseguitano. Quelli erano i miei demoni interiori che mi obbligavano a sentire momenti del passato, anche se i suoni stavano smorzandosi, e potevo sentire il dolore che portavano sbiadirsi.
"Tu inutile…"
La voce si era del tutto smorzata, sapevo che li avevo affrontati, li avevo combattuti, e avevo vinto.avrei sempre ricordato ogni cosa che mi era successa, con dolore, ma sarei stato assai più felice che se non avessi sentito niente. Adesso speravo che Harry, che stava riposando, riprendendosi in una delle tante camere da letto, sarebbe stato capace di affrontarli come io avevo appena fatto, solo assai prima, prima che la sua vita scivolasse nell'oscurità, prima che fosse troppo tardi.
La mia vita aveva una finalità, come una persona può avere, una persona da distruggere, e quella persona era quella a cui avevo implorato la vita, la persona che avevo tradito più di ogni altro. Quella persona era l'Oscuro Signore, Lord Voldemort.
Ero costretto in una posizione dove sarei stato considerato dalla parte vincente in ogni maniera, ma anche in una posizione in cui comunque sarei stato dalla parte perdente. Se non c'era persona che mi difendesse, se non ero capace di difendermi per mio conto, allora sarei morto. A quel punto non sapevo più cosa credere, ma sapevo che, in qualsiasi maniera, sarei stato manovrato.

CAPITOLO SETTIMO : I MANGIAMORTE SI RADUNANO
Non molto dopo il mio incontro con i demoni interiori, sedevo accanto al letto di Harry, quello in cui lo avevo sdraiato poco dopo che era collassato. Mi preoccupavo per lui, anche se non glielo avrei fatto sapere, volevo stare lì e accertarmi che stesse bene. C'era ben poco che nelle poche ore successive avrei potuto fare.
Sentii un dolore bruciante sull'avambraccio, e subito seppi cosa sarebbe accaduto. Era proprio grande, proprio brillante come momento. Avevo il Ragazzo - che - Sopravvisse nella mia dimora, e ora l'Oscuro Signore doveva proprio chiamare per una riunione. Proprio davvero una meraviglia.
Svelto, lasciai il letto di Harry e andai a prendere la mia maschera ed il mantello da Mangiamorte. Il ritardo per una riunione di solito aveva come conseguenza una cruciatus o due, e così ero ansioso di non essere in ritardo, ancora più ansioso di quello che andavo a fare.
Ho sempre odiato quelle riunioni. Sempre. L'anno prima, quando l'Oscuro Signore aveva convocato la prima riunione tra i presenti alla sua rinascita, fu la prima a cui mi dovetti mostrare. Fui incapace di muovermi per oltre una settimana, sebbene l'Oscuro Signore sembrò accogliere le mie scuse, dopo avermi dato un paio di giri di Cruciatus, ovvio. Non mi avrebbe lasciato andare via senza una dose di loro.
Scossi la testa per schiarirla da quei ricordi, e, dopo aver indossato maschera e mantello, mi teleportai dove era l'Oscuro Signore.
"Mio Signore," dissi inchinandomi, dopo strisciai in avanti per baciare l'orlo delle sue vesti, nel consueto modo dei Mangiamorte che arrivano ad una riunione. Svelto mi ritrassi strisciando indietro, nel mio solito posto nel cerchio.
Quando mi guardai attorno, fui sollevato di vedere che non ero stato l'ultimo ad arrivare, poiché di solito riservavano un piccolo, ehm, regalo dell'Oscuro Signore per chi arrivava ultimo. Solo a pensarci c'è di che fare rabbrividire una persona.
Alla fine, giunse l'ultima coppia di persone, e fui scioccato di vedere come l'Oiscuro Signore non distribuisse la Cruciatus. Doveva essere di buon umore.
"Severus," disse l'Oscuro Signore. "Quali notizie hai da riferire dalla scuola di Dumbledore?"
"Mio Signore," iniziai. "Come di consueti, c'è poco su cui far rapporto. Dumbledore pare non fidarsi di me troppo, in questo momento."
Era una bugia bella e buona, e credo che sia stata l'unica completa bugia che gli dissi. Quando spio, dico delle mezze verità, quasi sempre, correggendo la verità. E' una cosa tutta Serpeverde, e era qualcosa che mi era stato inculcato fin dagli anni di scuola.
"Ma ho sentito che Dumbledore ha una spia nella tua cerchia interna, Mio Signore," continuai a dire. Era vero. La spia ero io. "La spia pare aver dato a Dumbledore informazioni su tutti i tuoi attacchi, Padrone." Sì, era vero. Lo avevo fatto.
"Snape!" sibilò. "Hai idea di chi potrebbe essere la spia?"
"No, mio signore. Dumbledore pare sentire necessità di tenere le sue spie segrete, per proteggerle," dissi, lieto che Dumbledore sentisse così.
"Lo scoprirai per la prossima riunione, Severus," ordinò l'Oscuro Signore. Certe volte lo odio davvero. No, cancellate pure. Lo odio davvero tutte le volte.
"Sì, mio signore, " risposi, inchinandomi all'uomo, lieto che non mostrasse sospetto su di me in quel momento.
"Lucius," disse l'Oscuro Signore, spostandosi verso la più vicina persona nel cerchio. Proseguì così per un pezzo, fino a quando non ebbe domandato a tutti i Mangiamorte presenti, prima di dirci cosa lo avesse messo di buon umore. Era l'ordine consueto alle riunioni.
"Miei Mangiamorte!" disse, con della gioia in primo piano nella sua voce, per una delle prime volte da quando mi ero unito alla sua cerchia. "Ho ricevuto delle interessanti informazioni a riguardo del Ragazzo che Sopravvisse."
"Cosa c'è, mio Signore?" chiese scioccamente Avery.
"Crucio!" sibilò l'Oscuro Signore. "Avery, non mi interrompere."
L'Oscuro Signore sospese la maledizione e Avery si alzò e riprese il suo posto nel cerchio, ancora tremando dagli effetti della Cruciatus.
"Pare che le barriere attorno a casa sua siano cadute. Attacchiamo Privet Drive stanotte!"
I miei occhi si sgranarono appena realizzai cosa volesse dire. L'Oscuro Signore ovviamente non sapeva che Harry se ne e4ra andato, o altro di quello che era successo da quando avevo portato via il ragazzo da quella casa, e la cosa mi sorprese poiché di solito sapeva tutte le informazioni su qualcosa.
Sapendo che era meglio restare al riparo dopo il raduno, mi teleportai con altri Mangiamorte, io di ritorno a Snape Manor.
Non appena mi fui tolto la maschera e il mantello da Mangiamorte, andai immediatamente a vedere come stava Harry. Da quando raggiunsi la sua stanza era cosciente, sebbene mi sorprese che se ne era rimasto a letto, sapendo quanto odiasse stare a letto quando era nell'Infermeria di Hogwarts.
Fissava vacuo il soffitto, le braccia piegate dietro la testa.
"Allora ti sei svegliato," dissi, cercando di far partire la conversazione.
"Sì," disse educato, troppo educato per un ragazzo di sedici anni.
"Ti senti bene ?" chiesi, desideroso di farlo continuare a parlare, per qualche motivo.
"Sto bene, Professore."
"Durante l'estate, chiamami Severus, per favore."
Non so cosa mi fece chiedergli di chiamarmi a quel modo, davvero non so. A cose normali non avrei permesso a studente alcuno di chiamarmi col nome di battesimo, ma ero lì, e gli chiesi di usarlo. Non ho idea di cosa mi passò per la mente in quell'attimo, sebbene supponga che fosse compassione.

CAPITOLO OTTAVO : GLI OCCHI DI LILY
Harry mi guardò per un attimo, come se avesse notato che qualcosa non andava, sebbene presto tornò a fissare il soffitto.
"Harry… " iniziai flebile. Non avevo assolutamente idea di cosa dire.
Girò gli occhi verso di me, e sentii la stessa sensazione che avevo sentito prima, di qualcuno che stesse guardando nella mia anima, spesso quando Albus mi osservava ed ero ancora uno studente, sebbene mi parve strano sentirlo provenire da qualcuno più giovane di me.
"Sì, Prof… Severus?" mi chiese, anche se io non riuscivo a recuperare la voce.
Erano i suoi occhi, mi resi conto. Non li avevo mai osservati prima di allora, e anche se lo avevo fatto, non lo avevo fatto abbastanza da rendermi conto a livello cosciente che erano identici a quelli di Lily. Fu allora che mi sentii onestamente colpevole al cento per cento, per la prima volta da quando mia madre e morta per mano di mia madre.
Era la notte del funerale di mia madre, la pioggia stava cadendo pesante, e il cielo era estremamente scuro, combaciava alla perfezione col mio umore ed i miei sentimenti di quel momento. Gli occhi si riempirono di lacrime quando guardai mia madre che veniva calata nel posto del suo ultimo riposo, con gli stessi abiti con cui l'avevo vista assassinare, come era nella tradizione dei funerali magici.
Riuscii a scacciare via le lacrime. Non potevo piangere lì, proprio non potevo. Mio padre era presente, e se avesse visto la lacrime, sarei stato punito, punito per essere stato debole. Avrei potuto piangere più tardi, nel silenzio della mia camera così non avrebbe sentito, ma non potevo piangere lì. Non c'era modo di potermelo permettere. Quella era la mia vita. Fare una cosa sbagliata, anche la cosa più piccola, e ricevere la punizione. Le punizioni erano piano piano peggiorate nel corso degli anni, ciascuna era più dura della precedente, a non erano mai state tremende. Almeno fino a quando non ucise mamma. Dopo di quello, era sembrato curarsi solo del servire l'Oscuro Signore, e di prepararmi per servirlo.
Prima era parso interessarsi, o almeno agiva come se lo fosse; dopo, fu come se avesse perso ogni scopo nella vita, come se ogni cosa che gli importava fosse stata spazzata via. Forse si interessava di lei, forse, magari nel profondo l'avesse amata, ma non potei mai esserne certo. Probabilmente non potrò mai essere certo.
"Professore ?" chiese timido Harry, come se i aspettasse d'esser punito per aver chiesto della mia salute. "Ti senti bene ?"
"Sì, Harry, sto bene,"dissi cercando di rassicurarlo. Sembrò funzionare, poiché si sdraiò di nuovo, e riprese a fissare il soffitto.
CAPITOLO NONO : CONCLUSIONE
Guardai Harry per un istante. Non era normale, per un ragazzo, starsene così silenzioso, specialmente per un ragazzo di sedici anni. Avrebbe dovuto essere pieno di vita, felice, rumoroso, come ogni adolescente.
"Harry, io -" iniziai, ma venni interrotto. Il Marchio - stava bruciando.
Acciai un sibilo di dolore, attirando la sua attenzione.
"Pro - Severus, cosa succede?" chiese, e sembrava parecchio impaurito, come se si aspettasse di venie colpito, sebbene la sua voce fosse relativamente ferma. Alcune persone non cambiano mai del tutto.
"Va bene," riuscii a rantolare. "Mi sta chiamando!"
Con quello, lasciai la stanza svelto e presi la mia maschera. Dovevo arrivare velocemente. Se non lo facevo, sarei stato buono per un' altra delle piccole sessioni dell'Oscuro Signore. Davvero non volevo doverci passare.
Mi teleportai là dove Volemort ci aveva evocati, proprio fuori di Privet Drive. Il dolore nel braccio si calmò veloce quanto era giunto, e andai al consueto inchino e salamelecco, prima che Voldemor iniziasse.
"Miei fedeli Mangiamorte, questa è la notte in cui finalmente mi libererò di quel fastidioso pivello, Potter! Uccidete chi vi pare, però Potter è mio."
Enfatizzò le ultime parole, come per accertarsi che nessuno lo toccasse. Non lo avremmo fatto comunque. Tanto meno quelli che erano veramente leali a lui. Ciascuno sapeva cosa sarebbe accaduto se qualcuno lo avesse ferito prima di darne l'opportunità a Voldemort.
Mi calmai, cercando di procurare il minor danno possibile, senza voler fare male a nessuno, sebbene dovessi fare qualcosa per prevenire i sospetti dell'Oscuro Signore.
"Incendio," dissi, puntando la bacchetta in un cespuglio. Esplose in fiamme, e mi spostai verso qualcosa d'altro.
Potevi sentire gli altri Mangiamorte ammazzare e torturare i Babbani. Ero stato come loro una volta. Per fortuna, ero riuscito a riformarmi. Eppure c'era un Babbano di cui non avrei detto certo, non torturatelo.
Per i seguenti dieci minuti continuai a dar fuoco a piante e simili, fino a quando non feci la scoperta che mi rese la giornata favolosa. Vernon Dursley.
Anche ripensandoci adesso non posso trattenere il sorriso che sale sul mio viso. Lo so che non avrei dovuto godere torturandolo, ma dopo quello che aveva fatto a Harry, il suo stesso nipote, non riuscivo a trattenermi.
Lo avevo scovato che si nascondeva, si copriva dietro alcuni cassonetti di spazzatura Babbana. Sulle prime non lo riconobbi, mi giocò sul serio, e stavo per dirgli di scappare da lì, ma ricordai e rammentai come sembrava, come minimo la corporatura, dai ricordi di Harry, e potei sentire la mia faccia stendersi in un sorriso perfido.
"Dursley," dissi, facendolo voltare. Quello sarebbe stato divertente.
Lo vidi diventare bianco appena mi vide, e si voltò per correre.
"Petrificus Totalus!" gridai, lanciando la pastoia per tutto il corpo su di lui, sapendo fin troppo bene che sarebbe stata ancora più dolorosa per lui, privato della capacità di gridare. "Non andrai in nessun posto, Dursley."
Potei scorgere i suoi occhi saettare attorno pieni di paura, proprio come se per un qualche miracolo avesse potuto tirarsi fuori da quella situazione. Rendendomi conto di desiderare di udire i suoi urli, lo legai con delle corde che avevo evocato, e poi diedi fine alla Petrificus.
Sollevando la bacchetta, seppi che la vendetta sarebbe stata dolce. Certamente, un sacco delle maledizioni che usai su di lui mi avrebbero mandato ad Azkaban, ma il pensiero della vendetta su quel grasso Babbano scacciò sull'istante ogni pensiero sulle conseguenze.
Potrei ancora elencare i nomi delle Maledizioni e delle Fatture che usai proprio su di lui. La Cruciatus, l'Incendio, la Waterma - che spegne le fiamme, la Maledizione Scorticante, la Maledizione del Pipistrello Orco, la Congiuntiva e la Bollisangue, tanto per fare qualche nome, eppure non usai la Maledizione Mortale. No, le altre maledizioni che usai su di lui gli causarono tanto dolore che morì prima che ne avessi l'opportunità. I suoi urli ancora oggi mi colpiscono e danno gioia ai miei giorno, come il fatto che non riuscirono mai a pulire il suo sangue da terra.
Potete chiamarmi malvagio, perché mi sono divertito alle sofferenze di un uomo messo in mano mia senza sentire il minimo rimorso, ma dovreste ricordare cosa ha fatto quell'uomo. . poteva non essere sulla stessa gradazione di malvagia oscurità del Signore Oscuro, ma in una sua maniera era malvagio senza alcun dubbio.
Aveva picchiato, abbandonato, lasciato morire di stenti e gli Dei soli sanno cosa altro al suo stesso nipote, insieme ad avere ucciso la moglie ed il figlio, prima di andarsene, lasciando Harry incatenato al letto, a morire di inedia.
Era anche tornato sul posto dove aveva commesso simili atroci crimini contro la propria carne e sangue, per ragioni di cui mai conosceremo la causa. Ma credo cje sia tornato indietro, probabilmente, per finire Harry, se non lo avessi portato via un paio di giorni prima. Sapendo come spesso lavora la mente di un assassino ( uno dei parecchi retroscena del lavorare per l'Oscuro Signore) avrebbe poi sistemato il cadavere allo stesso modo in cui aveva sistemato il resto della famiglia.
Potrei andare avanti per ore su questo, lo so che potrei. E' assai facile. Sorprendentemente facile, in verità. Ma sono certo che non volete sapere certe cose, così andrò avanti col resto dell'attacco.
Dopo che l'Oscuro Signore ebbe scoperto che Harry non era più lì, che avvenne proprio dopo che avevo finito di torturare Dursley, ce ne andammo rapidamente. Ci diede una breve dose di Cruciatus a tutti, e poi ci congedò. Fu un piccolo prezzo da pagare, in verità. Dopo tutto, ho avuto la rivincita che così tanto desideravo. E qui andrei assai avanti, a parlare della mia vendetta sul Sursley. Devo fermarmi prima che iniziate a pensare che sia davvero malvagio.
Ci furono poche riunioni dopo quell'estate, e fu la stessa cosa per il resto dell'anno scolastico. Il tempo passò veloce, e con esso io ed Harry sviluppammo una solida amicizia, una sorta di comprensione tra l'uno e l'altro che nessun altro aveva, e rimanemmo amici stretti negli anni seguenti, ed in effetti, lo siamo ancora.
Questa è la fine della storia. Magari ce ne sarà un'altra in futuro, un'altra storia come questa da raccontare. Di certo spero che non sarà come questa, se altra ci sarà, ma solo il tempo potrà dirlo.
Sto diventando vecchio, troppo vecchio per raccontare di nuovo questa storia, così forse dovrei arrendermi e smettere di cercare di dilungarmi. Sento che è il momento per un finale classico, così vi auguro arrivederci, e spero che vi sia piaciuta la mia storia.
FINE

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