FINESTRE SULL'ANIMA - Windows To The Soul - Author: Byproduct of Evil - PG-13- General - Severus saves Harry! No slash, only friendship. A dark story. - tradotto da Cuccussétte - generico, drammatico - Vietato ai minori di 14 anni per le scene violente. Qua trovate l'Originale. http://www.fanfiction.net/s/1569479/1/
CAPITOLO PRIMO - ISTINTI
Me ne camminavo per Privet Drive (N.d.A.: non chiedetemi perché camminasse, è solo che ci sta bene ), la strada in cui viveva quel dannato Harry Potter, il mantello che mi svolazzava alle spalle come al solito.
Non potevo credere che Albus mi facesse andare là. Ci odiavamo l'un l'altro, e mi obbligava a controllarlo. Pensai che credeva che meritasse vedere la faccia di Potter appena avesse scoperto che il suo più odiato Professore (con ogni possibile eccezione della Trelawney. Posso capire perché la odiasse), Severus Snape, mostrasse di far domande sul suo benessere.
Non avevo mai compreso a pieno perché volesse gente a controllare Potter. Probabilmente era trattato come un re dai parenti Babbani. Non ne avrei dubitato per un attimo, ma Albus aveva quel dannato brillio che diceva, 'io -so-qualcosa- che-tu -non- sai'; quando me lo chiese, sebbene la sua faccia fosse triste. Sì, lui sapeva qualcosa che io non conoscevo, e adesso avrei sperato di non aver scoperto, e ancora più dopo.
Mi fermai davanti ad una casa. Potter viveva al numero quattro, se la memoria lavorava al verso giusto. Un attimo prima di salire e bussare alla porta, mi guardai attorno. Era orribile! Simpatici quadrati d'erba tagliati alla perfezione. Soffocai un'alzata di spalle. Nessun stregone avrebbe potuto essere così netto. E' un fatto comprovato. Era ovvio che Potter era l'unico della nostra gente a vivere lì.
Avanzai alla porta principale e feci suonare il mio pugno sopra di essa. Non ci fu risposta. Mi incupii. Bussai di nuovo. Ancora nessuna risposta.
Questa volta attesi alcuni minuti, poi bussai ancora. Fu come prima. Nessuna risposta.
Feci mente locale. Albus mi aveva detto che, se non ricevevo risposta, dovevo entrare senza pensare. Non sembrava che i parenti di Potter gli piacessero granché. Mi chiedevo perché. A quel punto ero senza indizi.
Svelto mi portai nell'atrio. Era vuoto. Sembrava come se non fosse abitato da diversi giorni.
A cose normali me ne sarei già andato, ma per qualche starna ragione mi sentii obbligato a restare, come se i miei istinti non mi permettessero di andare; fino a quando non vidi qualcosa in quella casa che avrebbe cambiato per sempre la mia vita.
Il più delle volte ignoro i miei istinti - intendo il più delle volte. Qualche volta qualcosa mi dice di seguirli, sebbene non sempre. E quando lo fa è giusto agire così.
Entrai in quello che sembrava essere un salotto, sebbene fosse difficile da dire, senza mobili. Era proprio come l'atrio - vuoto e così probabilmente da giorni. Poi mi mossi verso la cucina. Era come nelle altre stanze.
Dopo alcuni minuti avevo controllato tutte le stanze al piano terreno, ma lo stomaco mi stava dicendo che c'era qualcosa che dovevo scoprire di lì. Salii le scale e sopra era lo stesso del resto della casa che avevo fino ad allora visto. Oggi desidererei che i miei istinti mi avessero giocato un tiro - possono diventare assai fastidiosi dopo un po'.
Entrai in una stanza. Era il bagno - non ancora usato, e c'erano tre camere da letto che controllai poi. Alla fine giunsi all'ultima camera. Aveva un sacco di lucchetti e chiavistelli, e se non avessi controllato ogni altra stanza della casa, avrei ancora dovuto sapere che quello che cercavo era lì dentro.
Svelto estrassi la bacchetta e la puntai ai lucchetti.
"Alohamora," sussurrai, e ci furono parecchi scatti, che mostravano che i lucchetti erano aperti. Infine tolsi i chiavistelli alla porta, la aprii e venni spinto con forza indietro dal puzzo.
Era un fetore tremendo, e mi fece lacrimare gli occhi. Era così atroce, anche peggiore di ogni fetore che avessi incontrato durante il tempo passato con Voldemort, quando scendeva nelle celle per torturare qualche povera vittima indifesa, che era lì da mesi senza lasciare la cella.
Guardai nella stanza ed era buio pesto. I miei istinti ( roba maledetta, avrei desiderato che mi lasciassero stare) stavano andando in super lavoro.
Avanzai nella stanza ed accesi la bacchetta con un rapido 'Lumos'. Mi voltai e vidi perché la stanza era così buia. La finestra era stata murata. Poi mi guardai attorno nella stanza. Era del tutto spoglia, nulla sulle pareti. Erano di un disgustoso colore, una specie del colore delle celle di Voldemort.Tutto questo, sebbene mi turbasse, non era il peggio. Ne doveva venire dell'altro, e come mi voltai verso il letto, vidi la persona che ero stato mandato a controllare in origine.
H-Potter giaceva sul letto. Le braccia erano ammanettate alla testiera, erano tagliate e rosso acceso. La camicia era strappata e le costole erano facilmente visibili. La schiena era rivolta verso di me e potei vedere cicatrici, tagli e lividi sparsi.
Voltò la testa verso di me e vidi il fuoco riflesso nei suoi occhi. Era strano. Non c'era luce nella stanza, eccetto la luce che la mia bacchetta stava emettendo, e che certo non assomigliava al fuoco.
Rimasi perplesso di ciò per qualche attimo, e poi ricordai d'aver letto da qualche parte che gli occhi erano le finestre dell'anima, e se guardavi in essi per un certo tempo, potevi vedere la verità di una persona. Così Ha - Potter stava ancora lottando, e non si era arreso. Tipico Grifondoro, anche se ora che ci penso, i Serpeverde in quello sono uguali. Se non lo fossero, l'antica rivalità tra le Case sarebbe finita anni fa, e non sarebbe proseguita.
"Professore?" chiese Potter. La voce era incrinata, come se non avesse bevuto niente nell'ultimo paio di giorni, che, ragionai tra me, probabilmente era così.
"Sdraiati, Potter," dissi, incupendomi. Mi chiesi come qualcuno potesse fare una simile cosa alla carne della sua carne, al suo sangue. Ricordai la mia infanzia. Ero stato picchiato da mio padre, e forzato a guardare mia madre passare sotto lo stesso trattamento. "Ti tirerò fuori da qui."
Non lo avrei abbandonato. Non potevo. Anche se lo avessi voluto. Ci ero passato, anche se non con quella intensità.
Sciolsi le catene attorno alle sue braccia e lo sollevai. Nel farlo fui allarmato dal suo peso, o piuttosto dalla mancanza. Non avrebbe davvero dovuto essere così leggero.
Ha - Potter rimase sveglio un poco ancora, mentre lo portavo via dalla casa, ma svenne poco dopo.
Girai verso casa di Arabella Figgs e bussai alla porta. La risposta fu rapida, e la sua vecchia faccia apparve alla porta.
"Severus, cosa -" si interruppe la domandarmi cosa mi avesse portato qui appena vide Ha - Potter tra le mie braccia. Vieni, svelto," disse dopo un paio di istanti in cui si riprendeva.
Entrai nella casa, sempre portando il preoccupantemente (N.d.A. Non vi piacciono parole del genere?) leggero ragazzo.
"Devo arrivare veloce a Hogwarts," dissi di fretta. "Albus mi ha mandato a controllare H - Potter, ho trovato quella casa vuota, sembrava come se fosse stata così da giorni. Poi lo ho trovato, incatenato al letto e chiuso in camera."
"Sì, andiamo svelti," disse lei, rendendosi conto dell'urgenza della situazione. "Sapevo che il Numero Quattro era stato silenzioso negli ultimi giorni, eppure mai…" La voce le si spezzò, vergognandosi di sé stessa. Sapevo esattamente come si sentisse. Tutti questi anni avevo pensato a Potter come a un ragazzino viziato, con la fama che gli era andata alla testa, ma mi ero sbagliato, eccome.
Entrai in salotto e posai il ragazzo per un attimo mentre estraevo la bacchetta.
"Incendio," sussurrai, puntandola al caminetto. Le fiamme si levarono all'istante, e presi un po' della polvere Floo che Arabella aveva da parte. Poi raccolsi Harry e camminai nel caminetto. Gettai la polvere e dissi, "Infermeria di Hogwarts."
Sentii la sensazione familiare di viaggiare con la floo, una sensazione che avevo sempre odiato sebbene non sapessi il perché.
Balzai fuori del caminetto nell'infermeria di Hogwarts e vidi Poppy che stava lì con Albus. Le loro espressioni erano serie, e sebbene fossi scioccato di vederli lì, per una qualche ragione non mi sorprese. Era come se lo sapessi che sarebbero stati là.

CAPITOLO DUE : ANALOGIE
Ero di sotto nella mia aula di Pozioni e attendevo notizie sulle condizioni di Har - Potter. Avevo lasciato l'infermeria, incapace di sopportare la tensione che c'era. Per qualche ragione avvertivo un inspiegabile senso di colpa. Era pazzesco, lo so, perché dovevo sentirmi in colpa? Era quello che voleva che Ha - Potter venisse espulso, eppure la sentivo.
Suppongo che una delle motivazioni del mio sentirmi in colpa fosse a causa di come lo avevo trattato a lezione. Avevo sempre pensato che Harr - Potter fosse stato trattato come un eroe, un re, dai suoi parenti, quando in realtà, la sua infanzia era assai peggiore della mia.Mio padre era violento. Fu il solo responsabile della morte di mia mamma. C'ero, quando successe.
Stavo seduto nell'angolo, le lacrime scorrevano sulla mia faccia. Avevo quindici anni, e sapevo che avrei dovuto essere capace di difendermi da lui, ma non potevo.
Mio padre aveva appena finito di picchiare me, e lo vidi rivolgersi a mia mamma. "Donna! Dammi da bere!" le ordinò.
Mia mamma, per la prima volta in anni, si rifiutò. "No! Non voglio! Ti ho dato abbastanza possibilità, Charles, ma questa era l'ultima goccia!" disse stridula.
Sapevo che stava parlando di quello che mio padre aveva appena fatto. Mi aveva picchiato così duramente da spezzami un braccio e diverse costole, per aver preso 'distinto' in una materia.
Guardai mia madre. Di certo non aveva idea di cosa stesse facendo. Lo stava sfidando in modo aperto, e lui le avrebbe fatto male per questo motivo, e non potevo fare niente.
"Cosa, donna?! " chiese. "Osi sfidarmi?"
"Mi rifiuto di starmene a guardare te che fai questo a tuo figlio!" gli gridò mia madre.
A quel punto chiusi gli occhi, non volendo guardare cosa stesse accadendo. Avrei voluto poter chiudere le orecchie al suono di mio padre che colpiva mia madre, e il suo ultimo urlo.
Riaprii gli occhi pieni di lacrime e vidi mia madre giacere morta in una pozza di sangue, e mio padre la sovrastava con un coltello da cucina insanguinato.
Fui strappato al ricordo da Albus. Vidi lo sguardo sul suo viso, e all'istante seppi cosa c'era - Harry.
"Cosa c'è?" chiesi nervoso, non ero del tutto certo di voler sentire la risposta.
"Harry starà bene. Dovrebbe svegliarsi tra qualche minuto," disse calmo Albus mentre io lo sorpassavo di corsa e mi dirigevo in Infermeria.
Quando arrivai, e Albus solo un paio di passi dietro a me, mi avvicinai al letto di Harry. I suoi occhi si mossero, e poi li spalancò, fissando Albus e me.
"Lo so che passo un sacco di tempo in Infermeria, ma non è un po' prematuro, anche per me?" chiese scherzoso, nonostante respirasse con fatica.
Sorrisi, lieto che stesse abbastanza bene da scherzare, debole come poteva essere.
"Ancora il solito Grifondoro, Potter?" chiesi prima di uscire all'Infermeria, lieto che stesse meglio, il mantello che mi svolazzava dietro.
Più tardi i miei pensieri scivolarono di nuovo verso Potter. Tutto questo tempo avevo pensato cose su di lui, ed adesso, avevo scoperto che non erano vere. Adesso che ci pensavo, c'erano somiglianze tra di noi. Entrambi i nostri genitori erano morti, ed era una. Entrambi noi avevamo parenti violenti. Entrambe le nostre madri erano morte nel tentativo di proteggerci. Entrambi - bene, avevamo parecchie cose in comune, ma ancora non entro in argomento.
Ora che ci pensavo, Harry non era molto simile a James Potter come chiunque pensava, anche io.
Gli occhi erano proprio quelli di Lily, erano verde smeraldo come i suoi, e i capelli erano diversi da quelli di James. Aveva una leggera sfumatura ruggine, quando stava sotto la luce, mentre il padre era nero inchiostro, senza sfumature. Erano anche più lisci di quelli di James, più come quelli di Lily, eppure assai arruffati.
I lineamenti del viso erano assai simili a quelli del padre, eppure erano diversi. Erano più definiti, più aguzzi. La pelle era più pallida di quella di James, anche se poteva essere dovuto alla quantità di tempo passata al sole di recente. Ora che ci stavo pensando, pareva che fosse cambiato assai nel breve tempo dalla fine della scuola, dalla morte di Black. Non assomigliava più al figlio di James Potter, era più il figlio di Lily Evans. Era sconvolgente vedere quanto fosse cambiato.

CAPITOLO TERZO : LA VERITA' VIENE FUORI
L'indomani Albus scese nel mio ufficio, dove stavo seduto a lavorare. Alzai lo sguardo quando entrò nella stanza, e posai il pennino.
"Sì, Albus?" chiesi paziente, considerando che il mio lavoro era stato appena interrotto, e avrei perso il filo dei pensieri.
"Severus, ho bisogno che tu salga più tardi nel mio ufficio. Harry si è ripreso da quando lo hai trovato, ma dobbiamo scoprire cosa è accaduto," disse grave.
Mi incupii. C'era qualcosa che non mi stava dicendo riguardo Ha - Potter.
"Perché c'è bisogno che sia lì?" chiesi calmo, come un ragazzino disobbediente.
"Perché, Severus, ho bisogno che tu sia lì per dargli il veritaserum, se occorre," disse in un tono di voce che non ammetteva repliche.
Il mio cipiglio si incupì. Non avevo mai compreso la logica di quell'uomo, ma di solito era per il meglio. Mi alzai, andai verso un armadietto nell'angolo. Aprii e estrassi una fiala di liquido chiaro, la più potente delle pozioni per la verità, il veritaserum.
Vidi che Albus se ne era già andato. Scossi la testa. Non ne avevo davvero bisogno in quel momento. Avevo abbastanza cose per la mente. Sospirando, me ne andai al suo ufficio.
"Bertie Botts Every Flavour Beans, al gusto cerume e lime," dissi appena raggiunsi il gargoyle che faceva la guardia all'entrata dell'ufficio del Preside. Non avevo mai compreso il fascino che per l'uomo avevano i nomi di dolci come parole d'ordine. Appena fui per salire le scale, vidi H- Potter seguirmi per il corridoio. Pareva a disagio quanto lo ero io, e sembrava un po' esile, anche se non emaciato come il giorno prima. Lo aspettai, sapendo che non conosceva la parola d'ordine, e sarebbe stata quasi impossibile da indovinare.
Quando entrai e salii le scale, avanzai. Non volevo arrivare nel suo stesso momento, ma un paio di attimi dopo andava bene.
Aprii la porta spingendola e trovai Ha - Potter seduto davanti alla scrivania di Albus. Albus sedeve dietro la scrivania e c'era una sedia libera.
"Ah, Severus, vieni e siediti," disse Albus.
Feci quanto mi venne chiesto, desiderando di essere in qualsiasi posto tranne quella stanza. Sopravvivere all'incubo delle violenze dei parenti era abbastanza; non volevo venisse ricordato.
"Adesso, Harry," disse Albus una volta che ebbi preso posto. "Dobbiamo scoprire cosa è accaduto ai tuoi parenti. Ce lo puoi dire?"
Vidi gli occhi di Ha- Potter sgranarsi, e le pupille si dilatarono per la paura al ricordo.
"Non voglio parlarne, Professore," disse rapido.
"Adesso Harry, dobbiamo scoprirlo," ripeté il Preside, stavolta con maggiore decisione. "Hai due possibilità: dircelo spontaneamente, o ti dovremo dare il veritaserum. Non desidero dover fare la seconda delle possibilità, ma è della massima importanza per noi sapere cosa è successo, con esattezza."
Vidi Potter annuire, arrendendosi. Ovvio si rendeva conto che Albus era serio, e che in un modo o nell'altro doveva recuperare il ricordo."
"Quando tornai dai Dursley, all'inizio dell'estate, mio z-zio mi tramortì. Non sono certo del perché, ma quando rinvenni, ero i-incatenato al letto," disse.
Era strano. Non lo avevo mai sentito balbettare prima di allora. Gli unici Grifondoro che talvolta balbettavano erano Neville Longbottom e Peter Pettigrew. H-Potter non balbettava affatto. Non pensavo che sapesse come si fa a balbettare.
"Dopo qualche ora mio zio venne a ve-vedermi, o piuttosto a colpirmi. I-iniziò ad urlare che era tutta co-colpa mia, che ero un mostriciattolo, e che me-meritavo ogni cosa mi capitava. Mi lasciò dopo una me-mezza ora di quel tipo, ma non prima di avermi detto che aveva distrutto tutte le mie cose di scuola e ucciso la mia civetta."
"Nelle successive se-settimane, è andata avanti così. N-non so perché si comportava così. Di so-solito fa del suo meglio per far finta che non esista, in estate. In ogni caso, du-durante questo pe-periodo mia zia non sapeva cosa sta-stava succedendo. Do-dopo che lo ha scoperto, ha af-affrontato mio zio. Lu-lui la ha uc-uc-uccisa," a quel punto Potter scoppiò in silenziose lacrime. Non potevo crederci. Le faccie mie e di Albus erano scioccate. Qualsiasi cosa ci fossimo aspettati, di certo non era questa.
"Harr," disse dolce il Preside. "Harry, lo so che è dura per te, ma dobbiamo sapere tutto Ti aiuterò a venirne fuori."
Harr- Potter annuì prima di procedere. Prese un grande respiro e riprese a parlare. "Dopo que-quello che era successo, mio z-zio diventò peggio e peggio nel mo-modo di comportarsi. Iniziò a co-colpire più forte, e p-più spesso. Inoltre do-dopo quello che era accaduto a mia zia, mio cu-cugino lo sco-scoprì.no-non cercò di fe-fermare mio zio come mi-mia zia. No- non lo accuso per questo. Si era me- messo ad aiutarmi qua-quanto più poteva. A-avevamo le nostre di-differenze, ma no-non riusciva a non aiu-aiutarmi. Mo portò del cibo, e le-lento recuperai un po' di fo-forza. Poi m-mio zio lo sco-scoprì."
"Qua-quando lo scoprì, u-u-u-uccise mio cugino. Di-disse che era stato corrotto da me, dal 'mostriciattolo'. Fu u-una delle ultime cose che mi di-disse. Il giorno do-dopo venne, m-mi co-colpì più duramente delle altre vo-volte, e p-più a lu-lungo. Disse che era un regalo di addio. Mi di-disse pure che mi avrebbe abbandonato a ma-marcire in quella stanza. E do-dopo svenni. Non ho visto più mio zio dopo quella volta."
Vidi lo sguardo negli occhi di Potter. Quando aveva parlato della morte del cugino, aveva minacciato di piangere ancora, e non che potessi rimproverarlo. Anche se non andavano d'accordo, o non si piacevano, non c'era mezzo che lo trattenesse.
Adesso che aveva appena finito, scoppiò del tutto in singhiozzi. Doveva essere stata assai dura per lui raccontare quello che era successo, e così a breve distanza, ma fui d'accordo con Albus. Era meglio buttar fuori che tenere dentro. E così, dopo tutto, la verità era venuta fuori.